Non pensare, non calcolare: l’arte di smettere di rimuginare e iniziare a vivere

Se sei qui, probabilmente sai già com’è: la mente che non si ferma, i pensieri che girano su se stessi, la sensazione di essere bloccati senza un motivo apparente. Non sei solo. E no, non è un difetto di fabbrica. È un meccanismo che si può imparare a riconoscere — e a disattivare.
Ti racconto una storia. Poi ne parliamo.”

Resta fino alla fine. troverai un esercizio che potrà esserti molto utile!

C’era una volta, nel Bosco delle Voci Dimenticate, una creatura di nome Lyr. Aveva splendide ali per volare, ma da anni erano diventate grigie e pesanti. Il motivo? Una voce d’ombra dentro di lei continuava a ripeterle: “Non serve provarci… rassegnati”. Lyr passava le giornate a calcolare il rischio di cadere e a rimpiangere il passato, restando immobile.

Un giorno, però, decise di fare un salto nel vuoto. Le sue ali erano ancora goffe e pesanti, ma lei smise di ascoltare quei pensieri che provenivano dalla mente e iniziò, semplicemente, a muoverle. Un battito alla volta, senza cercare il volo perfetto, si ritrovò a fluttuare.

La creatura del Bosco delle Voci Dimenticate aveva smesso di volare a furia di ascoltare le voci e le paure della sua mente.

Ho voluto raccontare questa storia perché tocca un cortocircuito in cui tutti possiamo cadere, anche in ogni singolo giorno: il vizio di pensare troppo, calcolare tutto e ascoltare tutto ciò che la mente ci sussurra.

Ci sono momenti in cui la mente diventa una gabbia. Ma esiste una via d’uscita, ed è tanto radicale quanto immediata.

Il vicolo cieco del “Come sarebbe andata se…”

Una volta che accade qualcosa, quella cosa è accaduta e non si può più cambiare. Sembra una banalità, ma è la verità più difficile da digerire.

Ogni secondo di pensieri rivolto a “calcolare” come le cose avrebbero potuto andare diversamente, o come avrebbero potuto essere evitate, è tempo sprecato. Non solo: è tempo in cui, attraverso questi pensieri, coltiviamo attivamente il campo per i frutti della sofferenza e della disperazione.

Niente di ciò che accade è insopportabile se ti lascia in vita. Ogni cosa, però, può diventare totalmente insopportabile se non viene accettata e se dà il via al circuito dei pensieri di come poteva essere diverso.

Se calcoli ti pietrifichi, se pensi soffri, se prevedi ti agiti.

Non passare la vita a pensare alle ferite che avresti potuto evitare tu stesso, o a quelle che avresti potuto non infliggere agli altri. Passeresti i tuoi giorni tra rimpianti e rancori, nella delusione e nel dolore. Per nulla.

Accettare non significa rassegnarsi

A questo punto, la mente proietta subito una paura: “Ma allora questo significa che dobbiamo rassegnarci? Dobbiamo sottometterci e piegarci passivamente a tutto ciò che accade?”

No, per niente.

C’è una differenza enorme tra la rassegnazione e l’accettazione:

  • La rassegnazione è passiva, è l’atteggiamento di chi si sente vittima degli eventi e smette di lottare.
  • L’accettazione è attiva ed è l’unico vero punto di partenza per il cambiamento. Significa semplicemente guardare in faccia la realtà e non calcolare come avrebbe potuto essere diversa o evitata.

Solo quando accetti lo stato presente delle cose – esattamente come Lyr che accetta le sue ali grigie e goffe prima di saltare – smetti di sprecare energia a combattere contro il passato e la sblocchi per il presente.

L’unica soluzione: segui il tuo compito

Se non possiamo cambiare ciò che è già accaduto, e se non possiamo prevedere il futuro, cosa ci resta da fare?

Compiere il tuo compito al meglio, adesso.

Non devi diventare menefreghista, ma devi comprendere che l’unico modo per cambiare la realtà è cambiare te stesso. Non occupare la tua mente per cercare di calcolare le cose che non dipendono da te.

Rispetta il tuo volere, non mollare la tua scelta, non distrarti per nulla da ciò che vuoi compiere.
Allo stesso tempo:

  • Non essere fanatico o perfezionista.
  • Non aspettare ricompense o applausi altrui.
  • Non brontolare e non discutere con la realtà.

Chiedi perdono sempre, perdona tutti sempre, e vai avanti. Una volta accaduta qualsiasi cosa, non è più affare tuo: non la puoi più cambiare. Ma puoi decidere di seguire l’amore e l’azione focalizzata, senza distrarti.

Fai il tuo passo, muovi le tue ali. Ogni cosa verrà da sé.

Il tuo esercizio pratico: Il “Filtro di Lyr”

Per aiutarti a liberare la mente dal peso dei calcoli inutili, ti propongo un piccolo esercizio in 3 passi. Puoi farlo ogni volta che senti la mente andare in loop su un problema, un rimpianto o un’ansia per il futuro. Prendi carta e penna e rispondi a queste tre domande:

  1. Isola il fatto (Cosa è accaduto?)

Scrivi in una sola frase l’evento che ti sta facendo rimuginare, attenendoti solo ai fatti nudi e crudi, senza giudizi.

  • Esempio: “Il progetto a lavoro non è andato come volevo” oppure “Ho avuto una discussione con una persona cara”.
  • La regola d’oro: Una volta scritto, guardalo e ripetiti: “È accaduto. Non posso cambiarlo”.
  1. Taglia i rami secchi (Cosa NON è affare tuo?)

Fai un elenco di tutti i pensieri del tipo “E se avessi fatto…”, “Cosa penseranno gli altri…”, “Come farò se succede che…”.

Accanto a ognuno di questi pensieri, scrivi la parola: CANCELLATO. Ricorda a te stesso che calcolare queste variabili serve solo a pietrificarti. Non sono affari tuoi.

  1. Trova il tuo unico compito (Cosa puoi fare ADESSO con amore?)

Ora chiediti: In questo preciso momento, qual è la cosa migliore e più utile che posso compiere, nel mio piccolo? Non deve essere un’azione titanica. Può essere mandare un messaggio di scuse, rimetterti a scrivere, fare una passeggiata per respirare, o semplicemente rimetterti al lavoro sul compito successivo senza brontolare.

Trova quell’azione, chiudi il quaderno e falla subito. Muovi le tue ali, anche se le senti ancora grigie ed esitanti.

E ora tocca a te

Qual è quella situazione o quel rimpianto passato su cui la tua mente continua a “calcolare” e rimuginare? Cosa succederebbe se, semplicemente, smettessi di pensarci e ti concentrassi solo sul fare al meglio la tua parte oggi?

Se ti va di raccontarmi ciò che hai riconosciuto, puoi scrivermi dalla pagina Contatti. Leggerò il tuo messaggio con attenzione.

Manuela